ALIMENTI, BENE MAXI-SEQUESTRO FALSI PRODOTTI BIOLOGICI: è UN BUSINESS MILIARDARIO CHE FA GOLA AGLI “AGRO-PIRATI”


La Cia commenta l’operazione congiunta di Guardia di finanza di Pesaro e Ispettorato Repressione Frodi del Mipaaf che ha portato alla confisca di 1.500 tonnellate di soia, mais e grano falsamente certificati come “bio”. In Italia il comparto “vale” quasi 3 miliardi di euro e cresce costantemente dal 2006. A livello mondiale il giro d’affari raggiunge quota 55 miliardi di dollari. Indispensabile lavorare sulla trasparenza e intensificare i controlli, soprattutto sui prodotti biologici importati da Paesi terzi non in equivalenza.

A dispetto della crisi il biologico continua a crescere costantemente in termini di consumi e fatturato. Ma proprio per questo suo “appeal”, il segmento diventa sempre più spesso bersaglio di frodi e sofisticazioni alimentari. Ecco perché operazioni come quella della Guardia di finanza di Pesaro e dell'Ispettorato Repressione Frodi del ministero delle Politiche agricole sono molto importanti. Ora più che mai è necessario mantenere alta l’attenzione sul settore, intensificando i controlli soprattutto sui prodotti importati da Paesi terzi non in equivalenza. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, che plaude al maxi-sequestro di stamattina che ha portato alla confisca di 1.500 tonnellate di soia, mais e grano tenero ucraino falsamente certificati come “bio” ma ad alto contenuto di Ogm e di 30 tonnellate di soia provenienti dall'India e contaminate con pesticidi.

Nel nostro Paese la spesa per il “bio” è aumentata nel 2012 del 7,3 per cento, mettendo a segno il settimo aumento tendenziale consecutivo -sottolinea la Cia- e oggi il 75 per cento degli italiani dichiara di acquistare prodotti biologici almeno una volta al mese. Alimentando così un business che in Italia vale circa 3 miliardi di euro, ma che a livello mondiale ha raggiunto la quota di 55 miliardi di dollari l’anno.

Ma proprio perché si tratta di un mercato in continua espansione -osserva la Cia- il settore del biologico ha iniziato a fare gola alle mafie e ai “professionisti della truffa agroalimentare”, pronti a falsificare carte e certificati pur di accaparrarsene una fetta.

Per questo, oggi bisogna lavorare sulle regole e prevedere politiche “ad hoc” che controllino i mercati. E’ indispensabile aumentare le ispezioni, inasprire sanzioni e pene -continua la Cia- ma soprattutto lavorare sulla trasparenza in tutti i passaggi della filiera. Soprattutto sono necessari più controlli sui prodotti importati dai Paesi non in equivalenza, dove cioè i metodi di produzione biologica e gli organi di controllo non sono ritenuti equivalenti ai nostri, prestando ancora più attenzione ad autorizzazioni e certificati di conformità degli importatori.

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