CIA: IL BIOLOGICO UN’ALLEANZA PER LO SVILUPPO


L’Expo si colora di verde in occasione della giornata che Cia dedica al biologico con l’Assemblea di Anabio -l’Associazione delle imprese agricole a conduzione biologica aderenti alla Confederazione italiana agricoltori- e la Tavola rotonda che è un summit sulla tutela e la valorizzazione della biodiversità. Entrambi gli appuntamenti sono in calendario oggi al teatro del Padiglione Italia. Questa giornata è anche l’occasione per fare il punto sulla crescente attenzione che i consumatori prestano alle produzioni biologiche. Ed emerge un dato confortante: l’opzione verso il biologico non è solo spinta dalla qualità o dalla salubrità dei prodotti, ma da un’adesione culturale del consumatore che percepisce il biologico come un vettore per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia ambientale. Ciò che emerge dai report di Anabio è che, nel caso del biologico, si può parlare di una vera e propria alleanza tra produttore e consumatore nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile. Dalle rilevazioni emerge che i consumatori sono disposti a pagare fino al 15% in più un prodotto biologico e che, se le ovvie declinazioni di salute e di naturalità sono i principali motivi di acquisto, la parola rispetto rispecchia il primo valore ricercato dal 17% dei consumatori che scelgono il biologico. Per converso la prima peculiarità che viene riconosciuta al prodotto biologico è di essere “non industrializzato” (la pensa così il 28% dei consumatori). Vuol che il consumo di biologico è percepito come portatore di un diverso modello di sviluppo. Vi è poi un aspetto fiduciario che lega oltre un quarto dei consumatori al produttore. Ciò spiega il concetto di alleanza tra chi produce e chi consuma.

Un’alleanza che ha spinto l’Italia a conquistare la leadership europea sia per quanto riguarda le superfici coltivate a biologico sia per il numero d’imprese e di addetti. L’Italia ha attualmente in conduzione biologica circa un milione e 320 mila ettari (con un incremento del 12,8% 2014 su 2013) con Sicilia e Calabria che si confermano le regioni capofila seguite da Puglia, Emilia Romagna e Toscana. Il totale degli operatori sfiora le 53 mila unità. Ma è sul fronte dei consumi che il biologico si rivela un fattore anticiclico. Mentre tutto il comparto dei consumi alimentari ha subito una fortissima contrazione secondo gli ultimi dati disponibili (primi cinque mesi del 2014) il biologico ha fatto segnare un impennata del 17,3 per cento. Nella top five dei prodotti più consumati ci sono in testa le uova (9,2% dei prodotti bio acquistati) seguiti da sostituti del pane (8%), il latte (7,3%), frutta e verdura (6%) e carni (4%). Complessivamente il settore bio in Italia vale 3 miliardi.

“Questi risultati -commenta il presidente di Anabio Federico Marchini- confermano come per le produzioni biologiche ci sia da una parte uno spazio di mercato sempre più rilevante, ma dall’altra che il consumatore avverte ormai chiaramente come il valore aggiunto della sostenibilità sia decisivo. Per questo come Anabio ci battiamo perché vi sia una sempre maggiore attenzione al biologico non solo come pratica colturale ma come modello di sviluppo e abbiamo nella giornata di oggi legato il tema delle produzioni biologiche a quello della biodiversità. Senza una tutela e una valorizzazione della biodiversità non c’è l’opportunità di dispiegare totalmente il valore delle coltivazioni e delle produzioni biologiche”.

Dall’Assemblea di Anabio -l’Associazione delle imprese biologiche aderenti alla Cia- emerge chiaramente come il consumo e la produzione di prodotti biologici assurga a stile di vita: basti pensare ai tanti produttori che si danno alla conservazione e ricoltivazione di frutti antichi, di specie vegetali dimenticate; basti pensare a quanto l’agricoltura nelle zone di montagna stia recuperando produzione proprio grazie al biologico, ma basti pensare anche a tutto il movimento dei Gas, alla nascita di catene specializzate in distribuzione di prodotti bio, alla crescente attenzione che la Gdo dedica alle produzioni biologiche per determinare attraverso il biologico una sorta di rivoluzione verde del produrre e del consumare.

“Quando come Confederazione italiana agricoltori -commenta Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia- pensiamo alla filiera integrata, quando parliamo di multifunzionalità agricola, quando rivendichiamo il giusto reddito per l’impresa agricola abbiamo in mente ciò che ha significato lo sviluppo del biologico. Sono personalmente persuaso che la leadership che l’Italia ha conquistato in termini di produzione e di superfici coltivate a biologico debba necessariamente tradursi anche in un protagonismo di azione politica e d’indirizzo anche in sede comunitaria per fondare su questo esempio un modello di sviluppo economico sostenibile che parte dall’agricoltura. In questo sta il nostro nuovo protagonismo agricolo. Sostenuto dall’alleanza di valori che nel perimetro del biologico si è venuta spontaneamente determinando tra chi produce e chi consuma”.

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