LATTE BIO: VINCOLI, COSTI E OPPORTUNITA'. UN TRAGUARDO POSSIBILE?
Moltissimi i tecnici e gli agricoltori presenti ieri 26 ottobre all’’incontro “Latte Bio: vincoli, costi e opportunità. Un traguardo possibile?” organizzato da Cia Est Lombardia e Libera Associazione Agricoltori Cremonesi, che si è tenuto alla Fiera Zootecnica Internazionale di Cremona.
Obiettivo dell’iniziativa era quello di informare correttamente i produttori di latte sulle modalità e sugli impegni che comporta il diventare produttori di latte biologico e su quali sono i benefici in un momento in cui il mercato richiede un aumento delle produzioni di latte biologico, come ha ribadito il Vicepresidente Granlatte Gianluca Ferrari, e in un momento molto difficile per i redditi delle aziende zootecniche da latte che producono convenzionalmente.
L’iniziativa con grande soddisfazione degli organizzatori e dei numerosissimi partecipanti ha dato un contributo concreto e di alto spessore a queste problematiche.
In tutti gli interventi si è affrontato il tema della produzione di latte biologico partendo dalle necessità e dalle problematiche che si devono affrontare per una riconversione complessiva delle caratteristiche produttive dell’azienda a partire dalla produzione dei foraggi.
La riconversione al biologico, non può essere quindi di breve durata, hanno concordato tutti i relatori, a partire dal veterinario Marcello Volanti, ma deve fare i conti con una scelta che tiene conto anche delle prospettive di lunga durata dell’evolversi dell’agricoltura, della zootecnia e del mercato.
“Produrre in modo biologico è pima di tutto una scelta culturale che coinvolge vari ambiti in cui ognuno deve lavorare con la passione di salvaguardare l'ambiente e la biodiversità, aumentare la fertilità del terreno, ridurre l'uso dei combustibili fossili e fermare il consumo di suolo agricolo” -ha affermato Renata Lovati, presidente di Donne in Campo Lombardia-.
Le relazioni basate sul racconto delle scelte aziendali di Renata Lovati, Aristide Soldi e Matteo Panini hanno approfondito le problematiche agronomiche e messo a disposizione di tutti i presenti le loro sperimentazioni in questo campo per produrre alimenti biologici per il bestiame. Si è trattato di un confronto interessante con aziende di dimensioni e caratteristiche molto diverse per la loro ampiezza, la loro localizzazione e la vendita dei prodotti (dalla vendita attraverso i Gruppi di acquisto solidale all’esportazione di Parmigiano Reggiano), ma tutte in sintonia sulle modalità con cui avviare la riconversione al biologico, partendo dal rapporto con la terra e la sua fertilità.
Il presidente di Anabio Cia Federico Marchini e il presidente della Sezione Agricoltura Biologica di Confagricoltura Paolo Parisini hanno contribuito al dibattito con considerazioni più complessive sulla produzione biologica, anche loro in sintonia sulla necessità che la scelta di riconversione al biologico da parte delle aziende zootecniche da latte preveda una valutazione complessiva, a partire dalle coltivazioni.
Una scelta di riconversione produttiva sicuramente possibile e praticabile che, come auspica Anabio, potrebbe coinvolgere tutti i produttori, ma che non può essere fatta in modo avventato per rispondere solo alla contingenza, considerando i rischi che comporta per l’azienda e per lo sviluppo del biologico.
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