CON LA CERTIFICAZIONE DELLA BIODIVERSITà MAGGIORE VALORE ALL’AGRICOLTURA E AL TERRITORIO
Se ne è discusso mercoledì 16 marzo a Ostra nel corso di un incontro promosso da Cia e Anabio.
Agricoltori, tecnici, rappresentanti istituzionali e referenti del mondo dell’Università e della ricerca provenienti da tutta Italia: un parterre estremamente variegato quello che mercoledì 16 marzo c.a. ha riempito le fila del Teatro Comunale La Vittoria di Ostra, con l’obiettivo di approfondire le principali opportunità e le criticità del settore biologico, nell’ottica di una valorizzazione della biodiversità del territorio, nelle Marche e in tutto il resto del Paese.
L’evento, dal titolo “La certificazione della biodiversità negli ecosistemi agricoli. Dalla certificazione alla remunerazione dei servizi eco sistemici ambientali”,è statopromosso da Cia (Confederazione italiana agricoltori) e Anabio (Associazione nazionale agricoltura biologica) in collaborazione con l’Organismo di certificazione CCPB Srl.
Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Politiche Agricole, attualmente in Italia sono 55.433 le imprese nazionali del settore biologico, delle quali ben 2.187 operano proprio nelle Marche: un presidio in costante crescita, come dimostra il trend positivo registrato proprio negli ultimi dieci anni. Un presidio da conoscere e valorizzare.
Una location, quella della città di Ostra, scelta non a caso: proprio nel territorio delle valli del Misa e del Nevola infatti, sta maturando il progetto di creazione di un “biodistretto”, che si caratterizzerà proprio per una gestione sostenibile delle risorse locali da parte di tutti i principali operatori del territorio.
La mattinata ha visto una prima parte seminariale dedicata al tema delle certificazioni, strumento di vitale importanza per consentire agli agricoltori di comunicare il valore delle proprie produzioni al consumatore e la maggiore tutela dell’ambiente rispetto all’agricoltura convenzionale.
Ha fatto seguito la Tavola Rotonda, dove il tema della biodiversità è stato declinato all’interno della sfera economica e produttiva, in virtù di quel valore aggiunto rappresentato dallo sviluppo di filiere virtuose, efficienti e competitive e dalla creazione di opportunità di lavoro.
A dialogare su questi temi sono stati i principali referenti del settore; tra questi Roberto Luciani, dirigente dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Marche, Giuditta Politi, presidente della Cia di Ancona e Matteo Bartolini, vicepresidente di Federbio.
Centrale in fatto di biologico anche il ruolo dell’Europa che, come sottolineato nel corso dell’incontro, più che attuare politiche di sostegno al reddito dovrebbe consentire agli agricoltori di avere un metodo unitario per misurare la biodiversità e per comunicare meglio il valore al contempo materiale e ambientale del biologico stesso. Perché se è vero che questo specifico comparto del settore primario ha delle ripercussioni in campo economico e produttivo, è ancor più vero che sono il territorio e i suoi abitanti i primi a raccoglierne i frutti in termini di benessere ambientale.
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